“È tutto sulle mie spalle”. Perché?


“Non è il carico che ti spezza, ma come lo porti.” – Lou Holtz
Ti è mai capitato di pensare che se non ci metti le tue mani e la tua testa, le cose non funzioneranno mai come si deve? O che, in fondo, caricarti tutto sia l’unico modo per sentirti, se non felice, almeno indispensabile?
Spesso ci raccontiamo di essere persone efficienti, dei piccoli supereroi del quotidiano. La verità, però, è che dietro il mito del “faccio tutto io” si nasconde quasi sempre un sussurro molto più silenzioso e fastidioso: non sono abbastanza.
Si tratta di un copione che ci portiamo dentro: da un lato la percezione che “come me non lo fa nessuno” e dall’altro la paura che “se non lo faccio io, non lo farà nessuno”. È uno schema mentale che si è formato molto tempo fa. Da bambini tutti tendiamo a rivestire il compito del “brava bambina/o” per conquistare l’attenzione e la stima dei genitori e, soprattutto, l’amore. Hai registrato il messaggio che l’unico modo per ricevere uno sguardo di approvazione era essere impeccabile.
Questo è un amore condizionato, che suona così “ti amo se…“, e che è la visione distorta dell’amore reale, quello che ti accoglie a prescindere da ciò che fai. Lo puoi verificare bene soprattutto quando i genitori diventano anziani e per loro diventi indispensabile anche solo per una telefonata di saluti o poco tempo passato insieme.
Dal punto di vista sistemico, questo comportamento può essere un movimento interrotto verso uno o entrambi i genitori oppure un disordine per non stare al proprio posto in una dinamica familiare in cui non riconosciamo la grandezza di mamma e ci mostriamo migliori di lei. Da un punto di vista più mentale, facciamo tutto noi per dimostrare che meritiamo il nostro spazio nel mondo (e qui ritorniamo al movimento interrotto verso mamma, dai quali ci si aspetta ancora di essere visti e accolti).
Sentirsi inadeguati e strafare è un peso energetico enorme. Ti toglie il respiro e ti costringe a guardare il mondo come una serie di compiti da assolvere incessantemente, invece che come esperienze da vivere. Ma la buona notizia è che, essendo uno schema appreso, si può anche sciogliere e lasciare andare.
Se senti che questa storia ti appartiene fin troppo, è il momento di smettere di cercare di correggere il mondo intorno a te e di iniziare a guardare in profondità.
Ho dedicato due momenti specifici a questo tema, per osservare meglio cosa significa davvero quella frase che ci ripetiamo spesso: “Scusa se non mi sento abbastanza” nel cuore di chi è pronto per liberarsi.
Ti aspetto per parlarne insieme:
Mercoledì 11 febbraio ore 20.00 – Online: un incontro digitale “Scusa se non mi sento abbastanza” per iniziare a fare luce su questi meccanismi direttamente da casa tua.
Sabato 21 febbraio ore 14.30 – In presenza a Cesena: un pomeriggio dal vivo intitolato “Stessa storia”, dove lavoreremo in modo più profondo e sistemico per sciogliere questi legami.
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Smettere di fare tutto non significa fallire, significa finalmente iniziare a esistere e vivere liberamente.
Puoi approfondire questi temi anche nella mia Libreria delle Risorse, dove troverai raccolti per te contenuti su Anima e Riflessioni, Cibo che Nutre l'Anima e Corpo in Ascolto.
Oppure, esplora qui i percorsi che risuonano di più con il tuo momento:
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